Il protagonista della puntata di questa settimana di Let Me Introduce, il programma di Inter TV dedicato al settore giovanile, è Davide Bettella, difensore classe ’00 della Primavera nerazzurra.

“Sono un difensore centrale” racconta, “un ruolo che ha molte responsabilità, prima fra tutte quella di difendere la propria porta e avere personalità per poter dare il via alla manovra offensiva. Ho iniziato a giocare a calcio da piccolo come centrocampista, poi pian piano mi hanno spostato in difesa dove ho trovato la mia miglior collocazione. Il mio idolo fin da piccolo è Nesta, mi piacciono la sua eleganza e la sua determinazione, ma apprezzo molto anche Sergio Ramos, secondo me il miglior difensore attualmente in attività. Sono arrivato a Milano a 14 anni dal Padova, chiamato da Giuseppe Giavardi (responsabile scouting Inter, ndr) che mi ha molto aiutato quando mi sono trasferito, infatti lo considero un secondo padre. C’erano altre squadre che mi cercavano, ma ho scelto l’Inter perchè ho questi colori nel cuore, vestire questa maglia è per me motivo d’orgolio e fonte di responsabilità, ma cerco di indossarla con coraggio e senza paura.”

“Il fatto che mi consideri come un secondo padre mi gratifica molto”, conferma Giavardi, “anche perchè non è stato semplice portarlo all’Inter, dato che fin da piccolo è stato seguito da grandi club. Gli auguro di continuare a vivere il suo sogno con tranquillità e serenità, perchè sono certo che avrà delle soddisfazioni importanti.”

“I primi mesi a Milano non sono stati facili per me”, continua Davide. “La lontananza da amici e famiglia si faceva sentire, ma poi le cose sono migliorate e mi trovo benissimo qui. Vivo al residence e sono in camera con Davide Merola e Nicolò Zaniolo, con i quali ho un ottimo rapporto. Sono un ragazzo socievole, sorridente, mi piace stare con gli altri, infatti passo la maggior parte del mio tempo libero con i miei compagni, mi piace confrontarmi con loro. Nel calcio la cosa più bella è vincere, ti aiuta a crescere, ma cerco di prendere anche la sconfitta come occasione per migliorare. La mia vittoria più bella è stata quella dello Scudetto U17 lo scorso anno, perchè nonostante qualche problema iniziale siamo riusciti ad ottenere un grande risultato. Porto nel cuore anche il mio primo gol in nerazzurro, anche se putroppo non sono un difensore che segna molto, ma sto lavorando anche sotto questo aspetto. La Nazionale? Rappresentare il proprio paese è un orgoglio, la mia soddisfazione più grande. Youth League? Per me è stata una grande esperienza che ci ha permesso di confrontarci con squadre di livello. Sogno di diventare il miglior difensore del mondo, ma anche di vincere la Champions League e giocare i Mondiali. Lo so, sono sogni ‘grandi’, ma secondo me la vita va sognata così: in grande.

L’ottimo rapporto con i compagni di squadra è confermato dallo stesso Merola: “È un ragazzo simpatico, si può sempre scherzare con lui, inoltre è molto disponibile e se hai un problema cerca sempre di darti una mano. La sua caratteristica principale secondo me è quella dell’anticipo, mentre potrebbe migliorare nella velocità. In Nazionale l’anno scorso abbiamo giocato l’Europeo U17 insieme, sono contento che quest’anno sia con i più grandi perchè acquisirà grande esperienza.”

“Io e Davide ci conosciamo da circa 10 anni perchè abbiamo giocato insieme a Padova”, aggiunge un altro suo compagno di squadra, Lorenzo Gavioli. “Ormai siamo come fratelli, ci diciamo qualsiasi cosa senza filtri perchè abbiamo un grande rapporto. Affronta sempre tutto con il sorriso, è testardo e determinato, oltre che un grande difensore, bello da vedere, moderno. Già al Padova aveva questa mentalità vincente, anche quando perde le partitelle in allenamento se la prende.”

Davide è un giocatore con ottime doti tecniche” racconta il suo allenatore in Primavera, Stefano Vecchi. “È molto attento anche tatticamente, è sveglio e riesce a guidare bene la difesa. Sa farsi voler bene, si è imposto in una squadra fatta di ragazzi più grandi, e ci è riuscito proprio perchè ci sa fare, sa cosa dire e soprattutto quando, pur non essendo molto loquace. Può migliorare nell’atteggiamento difensivo, fisicamente e a livello di temperamento, deve diventare più ‘cattivo’ a livello agonistico.”

LA FAMIGLIA

“In famiglia siamo in tre”, racconta ancora Davide, “Io, mia madre e mio padre. I miei genitori sono degli sportivi: mia madre giocava a pallavolo e ora allena, mentre è stato mio padre a farmi amare il calcio. Devo ringraziarli per tutto quello che hanno fatto per me. Quando è arrivata la chiamata dell’Inter mia madre mi ha subito spinto ad  intraprendere questa nuova avventura, dicendomi di rischiare per realizzare i miei sogni.”