Il protagonista della puntata di questa settimana di Let Me Introduce, il programma di Inter TV dedicato al settore giovanile, è Riccardo Lunghi, difensore classe ’00 della Berretti nerazzurra.

“Sono un terzino destro di spinta e mi ispiro a Marcelo del Real Madrid. Sono arrivato all’Inter 9 anni fa da attaccante, dopo un anno sono passato a centrocampo. In un torneo, poi, ho giocato da terzino destro e ho trovato la mia collocazione ideale, nonostante sia un ruolo molto impegnativo e dispendioso in termini di energia. Sono stato notato durante un torneo, poi hanno chiesto a mio padre di farmi fare un allenamento con i nerazzurri e ha accettato, anche se non mi aveva detto che era proprio l’Inter a cercarmi. Molti miei compagni dell’anno scorso ora sono in Primavera, anch’io avevo iniziato con loro, poi un infortunio alla caviglia mi ha costretto a star fermo due mesi e sono rimasto in Berretti. Indossare questa maglia è ogni giorno più importante. Spero di finire al meglio questa stagione e di fare bene la prossima, restando il più possibile in questa società, magari vincendo anche qualcosa di importante.”

“Io e Riccardo siamo amici da molto tempo”, racconta il suo compagno di squadra Davide Grassini. “Siamo all’Inter da 8 anni insieme, un periodo intenso che ci ha reso complici dentro e fuori dal campo. È un giocatore molto tecnico, bravo e concentrato nella fase difensiva, mentre in quella di possesso riesce a leggere bene il gioco e ad inserirsi. Questo è un ambiente sereno in cui vieni volentieri al campo anche se non giochi o se sei infortunato, e poi, quando giochi, c’è grande collaborazione, pensiamo a noi stessi ma anche agli altri.”

LA FAMIGLIA

“Abito in provincia di Varese con i miei genitori e mia sorella. Mio padre da ragazzo giocava a calcio, non ha sfondato ma è sempre rimasto appassionato di questo sport e poi ha trasmessa questa passione anche a me. Lui è sempre stato il mio primo tifoso, mi spronava a dare il massimo ma divertendomi fin da piccolo. Ho iniziato a giocare all’oratorio ed è un ambiente a cui sono rimasto molto legato, conosco tutte le persone che ne fanno parte e per loro sono il ragazzo che è partito da lì e adesso gioca nell’Inter. Lo studio? Mettersi sui libri dopo una giornata come la nostra non è facile, ma provo ad impegnarmi perchè mia madre ci tiene molto” continua Lunghi.

“Il suo amore per il calcio è nato fin da bambino, quando giocava in casa” conferma il papà, Cesare. “Poi è passato sui campi da calcio fino ad arrivare, anche con un pizzico di fortuna, all’Inter. Le aspettative ci sono da parte di tutti, è inevitabile. Questo sport l’ha aiutato a crescere, ma costanza e determinazione non gli sono mai mancate, anche se non è facile affrontare un impegno del genere, soprattutto da bambini. Gli auguro di esaudire il suo sogno di diventare un calciatore.

“Ricordo i suoi primi compleanni, quando i suoi regali preferiti erano i palloni o gli scarpini da calcio e se li portava anche a letto la notte”, aggiunge poi mamma Alessandra. Riccardo è un ragazzo molto educato, sensibile, gli serve ancora un po’ di tempo per crescere e tirare fuori il meglio di sè, ma siamo molto orgogliosi di lui. È arrivato in nerazzurro che era un bambino, per questo per noi era indispensabile che si divertisse, che prendesse quest’esperienza come un gioco, soprattutto perchè a 9 anni non pensi che quella possa diventare davvero la sua vita. La scuola? Negli ultimi anni abbiamo ridimensionato un po’ le nostre pretese, perchè abbiamo capito che per Riccardo adesso il calcio è al primo posto. Nonostante tutto, però, vogliamo che prenda il diploma e lui si sta applicando. Lui ha una grande dote, sa giocare a calcio, e spero che possa diventare un leader positivo nel campo sportivo e che possa realizzare il suo sogno.

“Guido molto Riccardo conclude il nonno, Carlo, “e a volte lo sgrido anche. Il suo arrivo all’Inter per me è stato incredibile, sapevo che non sarebbe stato facile essere presi. Io non vado mai a vederlo giocare, perchè se sbaglia qualcosa io non glielo perdono e lo richiamo tanto. Lui con me è bravissimo, io con lui un po’ meno (scherza, ndr). Gli auguro di arrivare il più in alto possibile.